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III Domenica di Quaresima – Dio è paziente con gli uomini perché li ama: e chi ama «comprende, spera, dà fiducia, non abbandona, non taglia i ponti, sa perdonare». Ecco «lo stile di Dio»

Nella PRIMA LETTURA notiamo come la parola vedere s’intrecci  sia in Dio che in Mosè. Dio vede la miseria del suo popolo e si fa vedere nell’angelo a Mosè nel roveto, Mosè vede la fiamma che arde senza consumare il roveto e Dio vede Mosè che si sta avvicinando.   Dopo il lungo silenzio del periodo egiziano di nuovo il Signore si manifesta e dichiara di non essere assente dalla schiavitù del suo popolo (sono sceso). 

Come emerge oggi la visione di Dio dalle nebbie gelide delle nostre elucubrazioni mentali, dei nostri pensieri, delle nostre paure e delle nostre stesse visioni e previsioni?

Nel brano proclamato risalta anche il problema del nome di Dio, della sua identità.

Non si tratta di un tema teorico. Esige la conoscenza, la diretta esperienza di chi come Mosè deve dire di Lui “… L’autorevolezza del testimone esige che egli possa dare una risposta circa l’identità di Chi lo manda. Una personale esperienza, dunque. Un personale profondo convincimento.  Solo chi è arrivato dopo il deserto e sale al monte di Dio vede e ascolta. È questa un’esperienza che ci era pure proclamata domenica scorsa nell’evangelo della trasfigurazione. Salendo il monte con Gesù alla fine lo si contempla nella sua gloria in un dialogo con Mosè ed Elia e ivi si ode la voce del Padre che lo dichiara “il Figlio suo che noi dobbiamo ascoltare. “

 

Nella SECONDA LETTURA  la memoria biblica dell’opera di Dio e della storia del suo popolo.   Nel cammino verso la terra promessa Paolo rilegge i fatti dell’esodo come un cammino catecumenale. La nube della Gloria avvolgeva tutto Israele che riceve il battesimo non nella persona di Mosè ma nella legge a differenza  del nuovo battesimo che avviene in Cristo, per il quale  tutti siamo realmente immersi in Lui, nella Sua morte e nella sua Persona Divina. In fondo la nube e il mare non sono segni di Mosè ma di Cristo: la nube è la sua divinità, il mare la sua morte. Paolo continua a sorprenderci svelandoci, secondo una antica leggenda rabbinica, nella roccia ( dalla quale sgorgava l’acqua  e  seguiva il popolo nel suo muoversi nel deserto),  la sapienza di Dio per lui facilmente identificabile con Cristo

 

Nel brano del VANGELO Gesù prova a spiegare come, nel rapporto tra il credente e Dio, non ci sia spazio per fatalismi paralizzanti, né per paure apocalittiche: non è da cristiani vivere pensando che noi non abbiamo alcun ruolo in quello che avviene attorno a noi (a tutti i livelli!); non è da cristiani pensare di dover vivere da “brave persone” solo per paura che il Signore ce la faccia pagare, in un modo o nell’altro! Gesù vuole distruggere questa immagine del Dio che castiga…  A una simile mentalità Egli risponde con fermezza: «No, io vi dico!». No!  Il Dio che vi rivelo non è il Dio che mette paura, ma un Padre che fa di tutto per condurti «verso una terra bella e spaziosa, dove scorrono latte e miele». ( N. Galantino ) 

E’ però necessario non «cullarci nel bozzolo caldo d’una religiosità sentimentale e consolatoria » ( Ravasi ) . Gesù, che conosce la nostra fragilità, ricorda a tutti e a ”Se stesso“ la necessità di conversione. “ Convertitevi a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima, per fare la giustizia davanti a Lui, allora Egli si convertirà a voi e non vi nasconderà il suo volto.” ( Tb 16,6)

Nella parabola del fico, icona della infinita pazienza di Dio, Gesù promette al padrone di prendersi particolare cura di quell’albero infelice che, in ogni caso, lui non  taglierà, lasciando questa decisione al padrone, se vorrà: “Tu lo taglierai, non io!”. Questo “tu lo taglierai” è un’ulteriore intercessione, che equivale a dire: “Io sono pronto ad aspettare ancora e ancora che esso dia frutto”. ”. Qui stanno l’una di fronte all’altra la giustizia umana retributiva e la giustizia di Dio, che non solo contiene in sé la misericordia, ma è sempre misericordia, pazienza, attesa, sentire in grande. ( E Bianchi )

L’azione di Gesù di fronte ai peccatori, di fronte alle persone sterili, di fronte a coloro che non portano frutto, non è un’azione punitiva, ma vivificante, offre ancora nuove possibilità di portare frutto, di portare vita, e non solo offre questa possibilità, ma collabora perché questo si realizzi. Il Dio di Gesù, quello che Luca ci presenta, è il Dio per il quale nulla è impossibile. Come aveva scritto al momento dell’annunciazione: questo è il sesto mese per lei, parlando di Elisabetta, la parente di Maria, che tutti dicevano sterile. Ecco così anche un albero che sembra sterile, per l’azione di Dio e per la collaborazione dell’uomo, può portare frutto. L’insegnamento di Luca e molto chiaro, molto preciso. A quanti vedono una relazione tra il peccato e il castigo Gesù annunzia in maniera chiara, tassativa e definitiva che l’azione di Dio con i peccatori non è punitiva, distruttiva, ma vivificante. ( A Maggi )

Dio è paziente con gli uomini perché li ama: e chi ama «comprende, spera, dà fiducia, non abbandona, non taglia i ponti, sa perdonare». Ecco «lo stile di Dio» ( Papa Francesco )

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