Leggiamo, una pagina al giorno, il libro “ PREGARE LA PAROLA” di Enzo Bianchi. Per accedervi click sulla voce del menu “ PREGARE LA PAROLA” o sull’icona che scorre di seguito .
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Lettura continua del libro ” Pregare la Parola” ( Terzo Capitolo)

III° CAPITOLO : “La Liturgia della Parola “

 

X GIORNO

Dopo queste elementari precisazioni sul significato spirituale della Parola, è bene ricorrere a una pagina biblica dell’Antico Testamento, l’unica che ci parla della lectio divina, per farne emergere alcune linee.

Si tratta del capitolo 8 del libro di Neemia dal quale traspare una teologia della liturgia della Parola.

Siamo di fronte alla descrizione dell’atto inaugurale della comunità israelitica dopo il ritorno dall’esilio. Si inizia in quel giorno una nuova fase storica per tutto Israele, un tempo di più marcata presenza di Dio in mezzo al suo popolo attraverso la Parola. E questo avviene con una liturgia solenne cui è convocato tutto  il popolo  non solo gli uomini, ma anche le donne .

E’ un giorno profetico, che mette in luce la qualità sacerdotale e profetica di tutto il popolo e non solo dei deputati al culto.

Per la prima e unica volta, in questa festa si da notizia della costruzione di un leggio per colui che deve leggere la Scrittura.

   Dopo una benedizione solenne (Ne 8.6) e un’epiclesi sul popolo, si inizia la lettura.

Ed è una lettura continua, che si protrae per un’intera giornata, leggendo pericope per pericope e traducendo le parole ebraiche  al popolo che conosce soltanto l’aramaico.

Seguono quindi la spiegazione e il  commento a cura di Esdra e dei leviti. 

  E di fronte alla Parola di Dio, parola del giudice, parola a doppio taglio, la reazione dell’uomo non può essere che il timore.

  Ogni volta che si attua un  contatto con il divino l’uomo, percependo la santità di Dio, non può far altro che sentirsi, come Isaia, uomo dalle labbra impure (Is 6.5).

         Dio si fa presente più che mai, con la sua Parola tocca e penetra i cuori dei credenti. Ma la Parola del Signore deve   portare un pianto salutare, è un seme gettato nelle   lacrime per un raccolto nella gioia (cf. Sal 126.6).

Ecco allora la parola di consolazione: «Non piangete…, andate, mangiate…, fate festa perche questo è giorno sacro al Signore!» (Ne 8.10-11).

         In questa pagina si colgono le caratteristiche del nuovo culto, che sarà la lectio divina sinagogale e che è solo celebrazione della Parola di Dio, senza l’offerta di sacrifici.

Si stabilisce cosi una possibilità per tutto il popolo di partecipazione al culto.

 Ogni sabato il po­polo accoglierà la Parola di Dio e potrà avere conti­nuità di fede e di vita nel proprio villaggio.  Anche nei piccoli centri poveri e sperduti sarà proclamata la Pa­rola di Dio.

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XI GIORNO

Questa forma di lettura divina sarà quella che pra­ticherà Gesù nella sinagoga di Cafarnao, in quella di Nazareth e nelle altre sinagoghe della Galilea.

 Ed è Gesù che ci da un approfondimento del metodo della lectio divina, non solo perche egli realizza in se quello che le Scritture dicono, ma perché riferisce all’oggi la Parola di Dio.

 Quando Gesù legge il brano di Isaia 61, lo riporta all’oggi, e gli ascoltatori percepiscono che quella parola di Isaia, vecchia di secoli, trova il suo «oggi» nella proclamazione di Gesù (Lc 4.16 ss.).

 E la gente resta stupita di fronte a quel’oggi, ma è ciò che dobbiamo attuare noi ogni volta che facciamo una lec­tio divina, altrimenti ci collocheremmo su un piano speculativo, se non archeologico. Oggi si compie” questa profezia ( Lc 4,21): se sappiamo comprendere così la parola antica, noi la rendiamo attuale,contemporanea e capiamo che cosa significhi la Parola di Dio in tutta la sua forza!. 

Nell’«oggi si compie» c’è qualcosa di più della constatazione che la profezia diventa realtà in Cristo: c’è il creare un nuovo oggi per tutti i credenti in Cristo. Ogni credente è sacerdote, re e profeta – qualità essenziali e imprescindibili per avere la forza e il diritto di fare la lectio divina – e ha in Cristo la capacità di dare un «oggi» al testo.

   Nella lectio divina la qualità profetica del credente si esprime nel poter fare risuonare una parola che viene da Dio, perciò efficace, una parola che giudica attraverso lo Spirito santo nel cuore del lettore come nel fulcro della situazione in cui la Parola risuona. La sua qualità regale emergerà nella possibilità di «consacrare» la storia e farla storia di salvezza: il re è l’unto la cui unzione consacrante è ormai di tutto il popolo chiamato a realizzare la Parola nella storia. E infine la qualità sacerdotale dovrà esprimersi nel sapere instaurare una contemporaneità anche sacramentale tra l’evento testimoniato dalla Scrittura e l’oggi.

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XII GIORNO

   E nella chiesa c’è sempre un «oggi»;  perché la chiesa è popolo sacerdotale, regale e profetico, il cui compito primo è l’annuncio della Parola,cioè l’attualizzazione delle scritture. «Essa le conserva e le comprende perché possiede lo Spirito che le ha dettate e in essa Gesù crea gli organi mediante cui egli insegna …, i didascali che sono labbra di Cristo, il suo salterio, la sua dottrina».

     In ogni liturgia della Parola, in proporzione alla nostra fede, il testo è svolto sotto i nostri occhi e Cristo lo spiega ai nostri cuori.

Egli, attraverso la potenza dello Spirito santo, oggi ce lo fa sentire attuale in proporzione alla fede personale, all’intensità dell’invocazione, della preghiera comune.  Ecco perché la Lectio divina deve essere preceduta da uno sforzo di preghiera.  

Il commento non è la cosa più importante: è più importante prepararsi con cuore libero a leggere la Scrittura. 

Allora cristo si fa presente ed egli stesso annuncia la sua parola, egli stesso ce la spiega.  Dice il Deuteronomio: “ i tuoi occhi hanno visto le parole ( Dt 4,9 ); e Isaia: “ visione della parola di Dio avuta da Isaia” ( Is 2,1). Perché queste espressioni singolari? Perché è detto” hanno visto”, “ visione”, se la parola si sente”.

In realtà se la parola è Parola di Dio e se gli ascoltatori l’ascoltano nella fede, allora nella forza dello Spirito la parola si vede, cioè si vede dentro di noi e noi la cogliamo nel profondo, con un’intima visione, quale essa veramente è, quale Parola di Dio che ci giudica, che ci interpella, che ci inizia al mistero, che predispone tutta la nostra realtà all’accentramento in Cristo.

Non solo Cristo è presente, no solo lo si ascolta,ma lo si vede. Occorre  certo una capacità negli uditori di aprirsi alla visione, apertura tanto maggiore quanto maggiore è la capacità di ascolto, “perché nelle parole della scrittura si trova nascosto il Regno dei cieli che si svela a coloro che perseverano nella preghiera, nella pace del cuore, nei salmi e nella lettura, in tutto ciò dunque  tramite cui lo spirito riceve di norma l’illuminazione”

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