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XXXII Domenica del T.O. – La chiesa è e deve essere chiesa dei poveri, umile.. un pò vedova ma in attesa del Veniente!

Nella prima lettura la vedova di Sarepta (simbolo di una realtà pagana, piccola e povera dalla quale lo stesso Elia viene educato nel continuare il suo ministero) ci viene presentata come  modello di obbedienza e di  ascolto di colei che accoglie la Parola con fede, perché «La fede è fondamento delle cose che si sperano e  prova di quelle che non si vedono» (Eb 11,1).

In lei lo stesso profeta sperimenta nella sua solidarietà e accoglienza che la Parola e la carità non si esauriscono.

La vedova è colei che si fida di Dio senza riservare niente per sé e senza aspettarsi da Lui alcun miracolo, perché capace di giocare la propria vita su Dio, con un atteggiamento di fiducia, di apertura e di disponibilità completa alle sue vie e alla sua provvidenza.

Ella anticipa la vedova del Vangelo di oggi che   « nella sua miseria, vi ha gettato ( nel tesoro del tempio ) tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere » per divenire icona di una fede vissuta.

 

Nella pericope della seconda lettura Gesù, sacrificato nella Croce e annientato qui tra noi e in noi, sale al Padre – SOLO – come sommo sacerdote e purifica il santuario celeste.

Viene ancora ribadito come il sacrificio di Cristo è unico pur esplicando la sua energia in molti atti. Così, anche il ripetersi dell’Eucaristia non la rende molteplice, perché rende presente in ogni tempo e luogo, dove è celebrata, l’unica Eucaristia del Cristo.   Il  sacrificio Di Gesù viene anche espressamente paragonato con la morte dell’uomo: come questa è assolutamente irrepetibile … così anche questo sacrificio  basta ad espiare i peccati del mondo una volta per tutte.

Dietro l’autodedizione di Gesù si intravede il sacrificio del Padre, che è senz’altro paragonabile alla povera vedova nel Vangelo: anch’egli getta tutto ciò che ha, la persona più cara non solo, anche quella più necessaria, nel tesoro: Dio tanto ha amato il mondo da dare il suo unico Figlio. (Hans Urs Von Balthasar, Luce della Parola p.248)

 

Il brano del vangelo proclama che di fronte a Dio non è la ricchezza che conta ma la povertà. Infatti Cristo da ricco che era si fece povero per arricchirci con la sua povertà (2 Cor 8,9)  

Tre le categorie di persone attenzionate nel testo:   «Gli scribi , esperti delle sante Scritture, i farisei  ligi alla Legge di Mosè e alla precettistica elaborata dai padri rabbinici; la vedova  : povera donna che avanza, ignorata,  tra molti altri, e notata solo  da Gesù che  la addita tra tutti come “la vera offerente ( E. Bianchi )»

«Il Signore sembra avere lo sguardo solo su chi si priva di tutto e pone in questa privazione l’adorazione totale. » (d. G. Dossetti, appunti di omelia, 1988).

 Per comprendere le parole di Gesù bisogna rifarsi alla legge. Nel libro del Deuteronomio al capitolo 14, versetto 28, si prescrive che con i proventi del tempio bisognava sfamare gli elementi deboli della società di cui le vedove e gli orfani erano l’esempio. Ma gli scribi avevano completamente ribaltato l’insegnamento della legge e .. anziché nutrire i deboli, le vedove e gli orfani li affamavano.

Le parole di Gesù allora non sono una lode per la fede della vedova, ma un lamento per la vittima dell’istituzione religiosa e per questo subito dopo c’è l’annunzio da parte di Gesù che questa istituzione deve scomparire.  Dirà Gesù “Non rimarrà qui pietra su pietra che non sia distrutta”. Un’istituzione religiosa che, anziché mettersi al servizio delle persone mette le persone al proprio servizio, questa non ha diritto di esistere. ( A.Maggi )

    Questa donna, comunque,  è icona della Chiesa dei Poveri e la Chiesa non deve avere altre ricchezze se non il suo Sposo … di una Chiesa umile, e in un certo senso, come lei,  un po’ vedova, ma in attesa dello Sposo che tornerà.  ..  Un pò vedova perché ha il suo Sposo nell’Eucaristia, nella parola di Dio, nei poveri: ma aspetta che torni.    

  Come lei non deve brillare di luce propria ma riflettere sempre la luce che viene dal suo Sposo

 Nei secoli, quando la Chiesa ha voluto avere luce propria, ha sbagliato.

Lo dicevano anche i primi Padri, la Chiesa è mysterium lunae: la luna non ha luce propria, la riceve dal sole.  Resta fedele al suo sposo  quando vive l’umiltà e la povertà .. ma anche quando confessa le sue miserie ( Lib. tratto da Omelie Papa Francesco S. Marta 2014 )

 

 

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