Cerca nella bibbia

Per citazione
(es. Mt 28,1-20):





Per parola:


Siti Amici

Ultimi Post
Post in evidenza
Featured video
Intervista a H.Küng 1 Parte
Intervista a H.Küng 2 Parte
Intervista Mons. Bettazzi
Leggiamo, una pagina al giorno, il libro “ PREGARE LA PAROLA” di Enzo Bianchi. Per accedervi click sulla voce del menu “ PREGARE LA PAROLA” o sull’icona che scorre di seguito .

tirisan

Il Teologo e i bambini

Un grandissimo teologo, dopo aver cercato Dio leggendo e rileggendo notte e giorno tutti i trattati , sconfortato si accostò alla riva del mare … e scrutava l’orizzonte cercando di cogliere la presenza di Gesù.
Ma restava solo col suo tormento. 
 Se solo si fosse girato verso un capannello di bambini schiamazzanti, disturbatori della sua ricerca … avrebbe visto che Gesù era proprio tra loro. (clik sulla vignetta per ingrandirla)
 

Il volto umano

Riportiamo un post di fratel Marco  apparso sul blog  dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas del 08 Settembre 2012 dal titolo ” il Volto Umano ” .
 Si contempla in modo semplice ma efficace come il nostro volto sia unico e diverso da quello di chiunque altro, la nostra personalità originalissima con il suo carattere specifico, il nostro corpo e i tratti del nostro cuore che sono solo nostri e non saranno mai di nessun altro sulla faccia della terra.
Ormai in tutte le parti del mondo le possiamo incontrare, le donne arabe, avvolte nei loro veli e nei loro lunghi abiti nei quali ad essere esaltato è il volto. L’unica parte scoperta che tutti possono vedere e spesso “contemplare” è il loro viso. Vivendo in Medio Oriente questa visione è più frequente perché le donne musulmane sono molto numerose.

Volti spesso assai belli costituiti di una carnagione scura, dai tratti delicati e profondi, occhi scuri e grandi che richiamano il senso del mistero, sorrisi affascinanti che risaltano la bellezza e l’armonia dell’intero viso. Con il loro intento, tipicamente islamico, di custodire la bellezza ed il segreto unicamente per il loro uomo, ci aiutano a guardare all’essere umano non come ad un oggetto, bensì come ad un mistero apparentemente inafferrabile e irraggiungibile: il volto dell’uomo.
Con questa immagine vogliamo esprimere quella domanda antica per lo meno quanto lo è la razza umana: chi è l’uomo? Chi è questa creatura così affascinante proprio perché unica, “fatta poco meno di un Dio” (Sal 8,6), della quale, secondo la tradizione, gli angeli stessi sono gelosi, e quale mistero porta nel suo intimo?
L’umanità di cui siamo impastati è davvero un dono grandioso che Dio ci ha fatto, il primo regalo divino che si esprime nel nostro volto unico e diverso da quello di chiunque altro, la nostra personalità originalissima con il suo carattere specifico, il nostro corpo e i tratti del nostro cuore che sono solo nostri e non saranno mai di nessun altro sulla faccia della terra. È la prima parola che Dio ha detto proprio a noi e la prima parola che Dio dice attraverso di noi.
Veniamo da una tradizione non troppo amica di questa natura umana nella quale spesso si è visto una specie di ostacolo al cammino spirituale della persona. Tutto ciò che aveva il sapore di naturale, istintivo, passava sotto il sospetto di peccato e doveva difendersi dall’accusa di essere fuorviante rispetto al cammino salvifico dell’uomo. Ma quale mistero mirabile è l’Incarnazione che fa sì che Dio prenda la forma dell’uomo ed assuma una umanità concreta originalissima, come è la nostra, e faccia sue tutte le caratteristiche della natura umana che troviamo inscritte nel nostro corpo e nel nostro spirito. Da allora non ci è più consentito di parlare della nostra umanità come di un limite, ma anzi siamo chiamati a vedere in essa appunto quella rivelazione di un volto ancora più misterioso e più grande: quello del Dio-uomo, quello di Gesù Cristo.
Mi hanno sempre colpito, soprattutto in questa terra orientale, le immagini della tradizione ecclesiale ortodossa, le icone. In molti casi sono la “scrittura”, la descrizione del volto di Cristo. Soffermandosi a contemplare quel volto si scorgono i tratti di una umanità specifica, la bellezza di un uomo scritta attraverso dei tratti che sono forse un po’ distanti dal nostro gusto occidentale. Ma dietro tali tratti si scorge allo stesso tempo la rivelazione del mistero del Dio incarnato e dell’uomo divinizzato. In altre parole guardando a quel volto si può scorgere il volto di Dio ed anche il mio.
Possono apparire riflessioni astratte e distanti dalla vita quotidiana ma non è così. A rivelarci primariamente il volto di Dio è proprio l’uomo, quello che incontriamo ogni giorno accanto a noi, quello che fa parte del mondo delle relazioni più strette, l’uomo che noi stessi siamo. Attraverso i rapporti di amicizia, di amore, di lavoro, possiamo incontrare il Dio che si fa carne e si fa storia e che viene a salvarci. Allo stesso tempo però dobbiamo subito aggiungere che è il volto di Dio che ci dice chi sia realmente l’uomo, quale strada è chiamato a percorrere per essere autenticamente sé stesso.
È famosa a questo proposito la frase di un tale, molto noto da queste parti, Ponzio Pilato, che inconsapevolmente fa una affermazione di una portata rivelatrice a lui stesso sconosciuta. Quando fa affacciare Gesù dal terrazzo del pretorio perché la folla possa vedere il suo volto e il suo corpo, per altro ferito e segnato dalle percosse e le frustate che rappresentano le vicissitudini di un’intera vita, dice: “Ecce homo!”. “Ecco l’uomo!” (Gv 19,5). Non è solo l’affermazione di chi proclama che è lui l’uomo in questione, da giudicare, se lasciarlo vivere o farlo morire, ma è la frase di chi attesta che in lui, in quel volto e in quel corpo specifici provati dalla vita, si rivela il volto ed il mistero dell’uomo.
Se vogliamo incontrare veramente Dio non possiamo saltare la nostra umanità e la persona del fratello e se vogliamo essere veramente uomini non possiamo trascurare il rapporto con la persona di Cristo.
Per questo, a mio avviso, tra tutti gli uomini e le donne del suo tempo, Gesù ha prediletto i bambini e i poveri. Perché in loro l’immagine dell’umanità e l’immagine del mistero erano più “pure”, più vicine all’essenziale, proprio perché non avevano molti mezzi su cui contare e che potevano anche allontanare da quel nucleo centrale in cui umanità e divinità si incontrano. Per questo i ricchi si trovano nella condizione paradossalmente più povera e più insidiosa. Per questo ha percorso le strade della Galilea risanando e guarendo uomini e donne di tutte le nazionalità e condizioni sociali. Per questo chi non si riconosce tra i “malati”, tra i poveri, non può incontrare la sua salvezza.

Don Domenico Sausa nuovo parroco di Campofelice di Roccella

Domenica prossima, XXV del T.O,  con la celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Vescovo Mon. Vincenzo Manzella, Don Domenico Sausa inizierà il suo ministero pastorale nella Parrocchia Santa Rosalia di Campofelice di Roccella, sede vacante dopo la nomina di Don Francesco Casamento a Direttore della Segreteria Regionale della Conferenza Episcopale Siciliana.
Don Domenico proviene dalla comunità di Montemaggiore Belsito che lo ha salutato così:
«Grazie per aver dispensato a piene mani il tuo ministero sacerdotale nella nostra comunità ,prima come coadiutore del non dimenticato padre Sclafani, poi come amministratore parrocchiale e dall’undici febbraio 2006 come parroco. Grazie dai nostri ammalati che hai seguito e visitato con sollecitudine e amore di pastore; grazie dai nostri bambini che hai seguito con amore di padre in tutte le fasi della loro vita sacramentale; grazie dai giovani che in te hanno trovato un punto di riferimento e che hai sempre spronato ad impegnarsi e a vivere la vita vera; grazie dalle confraternite che hai rivitalizzato e rilanciato facendoci capire che la loro importanza non è dovuta al loculo ma alla partecipazione attiva alla vita della chiesa; grazie dai catechisti di cui sei stato guida costante e maestro; grazie dai ministri straordinari che dal tuo esempio e dal tuo insegnamento hanno capito l’importanza dell’essere servitori dei fratelli non in nome proprio ma in nome della comunità; grazie dall’intera comunità montemaggiorese di cui più volte ti sei definito figlio …».
A Don Domenico  l’augurio di essere nella comunità di Campofelice, come diceva il compianto Don Angelino Mazzola,  colui che serve e lava i piedi a tutti, colui che arriva con le mani vuote, stimando unica ricchezza la comunità tutta.

Mons. Mariano Campo, una ricchezza per la nostra Chiesa di Cefalù

Mons. Mariano Campo  nasce a Caltavuturo, il 23 settembre 1892 e muore a Cefalù il 29 gennaio 1976.
 Ancora bambino, dopo gli studi elementari,  entra nel seminario di Cefalù dove gradualmente matura la sua chiamata al sacerdozio unita a una intensa passione letteraria e umanistica, attenta alle correnti culturali più vive del momento in Italia e in Europa.
La vocazione agli studi filosofici maturò in un secondo momento, grazie anche all’incontro con una figura di spicco del clero e della vivace cultura palermitana del primo Novecento: monsignor Onofrio Trippodo.
Nel 1911 è iscritto alla facoltà di Lettere dell’università di Palermo e sostiene regolarmente gli esami fino al 1913.   Successivamente Roma –  collegio Capranica – per conseguire la licenza in diritto canonico.
 Nel 1915 viene ordinato sacerdote.
Poi la grande guerra venne a intralciare i suoi studi.
Adempie agli obblighi militari: fu tenente cappellano meritandosi, tra l’altro, la medaglia di guerra perché ferito nella sua opera di assistenza e di conforto prestata sul Piave.
 A guerra finita ritorna a Cefalù come direttore spirituale del seminario.
Si laurea con Giovanni Alfredo Cesareo nel 1921, discutendo una tesi sullo studio del linguaggio.
  Nel 1929 il vescovo di Cefalù, Giovanni Pulvirenti (proprio quello che in seguito all’assassinio di Matteotti, ricorrendo poco dopo il 25° di regno di Vittorio Emanuele III aveva rifiutato di cantare il Te Deum di ringraziamento) gli consente  di trasferirsi a Milano per perfezionare gli studi presso la Cattolica.
 Dalla sede ambrosiana tra il 1929 e il 1939 effettua diversi e ripetuti spostamenti in Germania e in Austria dove dal 1933 e il 1934 strinse amicizia con il giurista Salvatore Riccobono e il germanista  Nicola Accolti Gil Vitale
Nel 1939 pubblica in due volumi lo studio Cristiano Wolff e il razionalismo precritico (Milano) base delle successive esplorazioni del pensiero di Kant.
Ha insegnato filosofia alla Cattolica, al liceo San Carlo, ed è stato libero docente di Storia della filosofia presso la facoltà di Lettere nonché lettore presso il Magistero.
 Dopo la guerra la pubblicazione “ Genesi del criticismo kantiano” (Varese, 1953). e dal 1954  docente straordinario a Trieste ove operò fino al 1967.
 Visse gli ultimi anni della sua vita a Cefalù .
 Fondamentali i suoi contributi agli studi filosofici attraverso alcune raccolte di saggi sulla genesi del criticismo kantiano, sulla filosofia moderna, sull’arte e sulla vita spirituale.
Copiosa la produzione in versi per lo più di ispirazione religiosa, raccolta nel volume “Frammento”.
 Nel Giugno 2010  è stato pubblicato l’epistolario che copre l’intero arco della sua vita con il fraterno amico di Isnello Mons. Mariano Caldarella, a cura di Paolo Grillenzoni ( Università del sacro Cuore di Milano – Dipartimento di  Filosofia della facoltà di Lettere e Filosofia ). L’evento è stato celebrato a Cefalù il 15 Giugno al Teatro comunale.
 L’opera – “Lettere a Caldarella”  – raccoglie  469 lettere, con varietà di toni e di colori nonché con ricchezza di allusioni e di incontri – da Gemelli a Olgiati, da Franceschini a Vanni Rovighi, da Guardini a von Hildebrand solo per ricordare qualche nome –  e compendia vivacemente quarant’anni di vita culturale.
 E’ un  epistolario tra Mons. Campo e Mons, Caldarella, Isnellese, ottimo e austero presbitero della chiesa Cefaludese  e Rettore del Seminario per moltissimi anni mai staccatosi dalla Sicilia .
 Le lettere sono state raccolte dopo la morte di Mons. Caldarella, dal nipote, Mons. Di Martino, discepolo di Mons. Campo, che le ha date per lo studio e per la pubblicazione al prof. Grillenzoni.
 Sono preziose perché  ci consentono, in certo qual senso, di avvicinarci all’animo ed ai sentimenti di mons. Campo .
Così lo ricordava, nell’evento tenutosi a Cefalù, Don Santino Di Gangi, arciprete di Castelbuono:
 “Ho avuto la fortuna di assisterLo anche negli ultimi momenti. … Alla domanda rivoltagli il giorno prima della morte: “monsignore, Lei chiederebbe al Signore di rimanere in terra per lavorare oppure vuole andare da Lui ?”   mons. Campo ha alzato le mani, ha aperto gli occhi – era in precoma – e chiaramente ha risposto: “Seguirti, Signore!”.  …. l’emblema di tutta la vita, “seguirti, Signore!”   è quello che è stato Mons. Campo per l’intera vita.
 
Di recente ( 28 Gennaio 2012 ) è stato ricordato anche su un articolo apparso sull’Osservatore Romano a cura di Raffaele Alessandrini che riporta lo stralcio di una delle lettere. Vi si racconta di aver tenuto una conferenza per i giovani della Federazione Universitaria Cattolica Italiana — siamo nel pieno della presidenza di Igino Righetti e della guida spirituale di don Giovanni Battista Montini.
 «Sono stato invece che a Trieste, a Firenze: capirai, con mia riluttanza e timore, obbligatovi dall’insistenza dell’Assistente generale Mons. Montini della F.u.c.i. Orecchio toscano, roccaforte di strapaese, zona d’influenza di Papini, cultura d’eccezione… Grazie a Dio, me la sono cavata discretamente. Non t’immaginare però chissà che cosa, che tempio aperto e beante di curiosità, che viso d’armi goliardico… No. Una cappella appartata e opportuna (ma una cappella artistica quella dei Pittori’ […]) e un gruppo modesto ma cortese e attento di universitari in gran parte fucini e fucine. Insomma ne sono sollevato con una gran riconoscenza verso il Signore, e con un’impressione cara di ammirazione verso giovani davvero buoni e generosi. Ne ho ricavato – per conto mio – un maggiore allargamento di vedute e di cuore, uno stimolo a superare quella mia stupida timidità d’orgoglio e di leziosità, una volontà di guardar meglio attorno a me nel cuore dei giovani e nella realtà moderna, e una disposizione più franca e tonizzata a lavorare ed agire»
 
Tutta la biblioteca di Mons. Campo è custodita nel Seminario di Cefalù, piccolo tesoro dove è possibile reperire volumi introvabili.

Utenti collegati


I concili nei secoli
Clck sull’icona per aprire il documento



I° CONCILIO DI NICEA



I° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



I° CONCILIO DI EFESO



I° CONCILIO DI CALCEDONIA



II° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



III° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



II° CONCILIO DI NICEA



IV° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



LETTERA A DIOGNETO


I° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



IV° CONCILIO LATERANENSE



I° CONCILIO DI LIONE



II° CONCILIO DI LIONE



CONCILIO DI VIENNA



CONCILIO DI COSTANZA



CONCILIO DI BASILEA



V CONCILIO LATERANENSE


CONCILIO DI TRENTO



CONCILIO VATICANO I°

Incontri sulla Dei Verbum
Incontri sulla “ DEI VERBUM” Comunità Itria dal 26 Novembre 2018. Per accedervi click sull’icona che scorre di seguito .
Introduzione alla lectio divina
Cliccando sulla copertina del libro o sulla voce del menu “ pregare la parola” leggiamo ogni giorno una pagina del libro di Enzo Bianchi per entrare nello spirito della Lectio Divina.
New

POST DA SEGNALARE ( click per aprire collegamento)

Di sinodalità si può morire

Documento
preparatorio
del Sinodo
dell’Ammazonia

Transito di Madre
Agnese Magistretti

I Migranti sono
Persone..
non questioni
migratorie

Riflessioni sui
Migranti:
ricordando
La storia
di Ruth

P. Sorge
La politica
di chiusura
Mostrerà
la propria
disumanità

Lettera al
Presidente
della Repubblca
delle clarisse
carmelitane

Il nuovo patto
delle Catacombe
Chiesa povera
per i poveri

Cardinale Zuppi
a "Che tempo che fa"